Post-it, quaderni e materiali sparsi sul pavimento durante un momento di progettazione educativa estiva

L’estate è il tempo in cui gli educatori raccolgono

Ogni estate mi succede la stessa cosa. Comincio con l’idea di fare ordine e, puntualmente, finisco seduta sul pavimento, circondata da cartelle, quaderni, giochi, fotografie, fogli sparsi e post-it. Apro una scatola, ne chiudo un’altra, ritrovo materiali che pensavo di aver perso e, mentre decido che cosa tenere e che cosa lasciare andare, mi accorgo che il tempo passa senza che me ne renda conto.

All’inizio penso di stare semplicemente riordinando. Poi, quasi senza accorgermene, succede qualcosa di diverso. Ogni materiale riporta alla memoria un laboratorio, una conversazione, una domanda rimasta aperta o un’attività che, per qualche motivo, non ha funzionato come immaginavo. Così, quello che sembrava un gesto pratico diventa uno spazio di riflessione, un momento in cui ripercorro mentalmente l’anno appena trascorso e provo a capire che cosa desidero portare con me nel successivo.

Con il tempo ho capito che questo momento fa parte, a tutti gli effetti, della mia progettazione educativa. Per molti anni ho pensato che progettare significasse soprattutto definire obiettivi, scegliere attività e preparare materiali. Continuo a credere che tutto questo sia importante, ma oggi mi sembra altrettanto fondamentale concedermi un tempo in cui le esperienze possano decantare, senza avere ancora l’urgenza di trasformarle in una proposta concreta.

È proprio in quei momenti, infatti, che iniziano a emergere collegamenti che durante l’anno non ero riuscita a vedere. Una frase ascoltata quasi per caso si lega a una domanda fatta da un bambino; un laboratorio che credevo concluso assume un significato diverso; un’idea annotata mesi prima su un post-it torna improvvisamente ad avere senso. Mi accorgo allora che ciò che sto raccogliendo non sono semplicemente materiali, ma esperienze, intuizioni e domande che, lentamente, stanno costruendo il mio modo di abitare i contesti educativi.

Qualche mese fa avevo scritto un articolo dedicato ai sei passaggi che guidano il mio modo di progettare un laboratorio educativo ( LINK QUÌ). In quell’occasione parlavo dell’importanza di partire dall’analisi del contesto prima ancora di scegliere un’attività. Oggi, rileggendo quelle parole, sento però il bisogno di aggiungere un passaggio che allora era rimasto sullo sfondo: prima ancora dell’analisi c’è un tempo in cui osserviamo ciò che abbiamo vissuto, lasciamo sedimentare le esperienze e proviamo a capire che cosa meritano di insegnarci.

Forse è proprio questa la parte più invisibile della progettazione didattica. Nessuno la vede e difficilmente compare in una programmazione, eppure è lì che, almeno per me, prende forma il modo in cui abiterò i laboratori dell’anno successivo.

E vorrei concludere con una proposta:

Immagina di essere seduto o seduta sul pavimento, proprio come all’inizio di questo articolo. Intorno a te ci sono cartelle, quaderni, fotografie, giochi, materiali, appunti. Li osservi uno alla volta. Alcuni li rimetti al loro posto quasi senza pensarci, altri decidi di lasciarli andare, mentre ce ne sono alcuni che continui a tenere tra le mani perché, in qualche modo, raccontano qualcosa che non vorresti dimenticare.

Forse questo esercizio ha poco a che fare con il riordino e molto con il modo in cui ci prepariamo ad abitare un nuovo anno educativo. Per questo ti lascio tre domande, che accompagneranno anche me durante l’estate:

Che cosa porti con te?

Non penso ai materiali, ma alle esperienze. A quelle conversazioni che hanno aperto una possibilità inattesa, a un laboratorio che ti ha sorpreso, a una domanda che continua ad accompagnarti anche adesso.

Che cosa lasci andare?

Forse un’attività che non ha funzionato come speravi. Forse un modo di lavorare che oggi non senti più tuo. O, semplicemente, l’idea che ogni proposta debba essere perfetta per avere valore.

Che cosa vuoi osservare quest’estate?

Non con l’obiettivo di trasformarlo subito in un laboratorio, ma con il desiderio di lasciare che maturi. Una scena in spiaggia, una conversazione ascoltata per caso, il modo in cui un gruppo di bambini organizza un gioco o il gesto di un adulto che accompagna senza intervenire. A volte le idee più significative nascono proprio così, quando smettiamo di cercarle e impariamo, semplicemente, a guardare.

Se questo modo di osservare ti appartiene o se senti il desiderio di allenarlo insieme ad altri, durante il mese di luglio condividerò in Estate in gioco brevi appunti, domande e proposte nate proprio da questo esercizio di osservazione. Sarà uno spazio semplice, pensato per accompagnare l’estate senza riempirla di impegni, ma lasciando che ogni esperienza possa trovare, con il tempo, il proprio significato. Questo è il primo invito. Gli altri li condividerò durante il mese di luglio in Estate in gioco. Se ti farà piacere riceverli, puoi unirti al gruppo WhatsApp da qui.

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